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Francesco LUCA - CIII Gruppo, 2° Rgpt. Artiglieria di Corpo d'Armata

 

a cura di Stefano Malaspina (nipote di Francesco)

 

00.Francesco LUCA Anni 90 

Francesco LUCA

11.11.1916 – 03.01.1999

 

Francesco nacque a Motta Sant’Anastasia (in provincia di Catania), il giorno 11 novembre 1916 e fu chiamato alle armi il 1° marzo 1938, come Soldato Scelto nel 2° Reggimento  Artiglieria di Corpo d’Armata.

Con il medesimo reparto, dall’11 giugno al  21 giugno 1940, prese parte alle operazioni sulle Alpi Occidentali, al confine italo-francese. 

Il 1° ottobre 1940 fu nominato caporale e il 1° gennaio 1941 divenne caporale  maggiore.

 

 01.Francesco LUCA

Francesco LUCA, evidenziato nel cerchio – In primo piano, il fratello di Francesco

 

 

Il 20 giugno 1942 Francesco partì per il Fronte Russo con il CIII Gruppo del 2° Raggruppamento Artiglieria (alle dipendenze del II Corpo d’Armata); il suo Gruppo di Artiglieria era dotato di obici da 149/13 ed era agli ordini del tenente colonnello Aldo Talacci.

Il 13 agosto 1942 il Gruppo fu posto alle dipendenze tattiche del 121° Reggimento Artiglieria della Divisione Ravenna, allo scopo di difendere la riva destra del fiume Don in prossimità di Verhnij Mamon.       

All’alba del 20 agosto 1942 (cioè all’inizio di quella che l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito avrebbe poi denominato Prima Battaglia Difensiva del Don), mentre la Divisione Ravenna si stava sistemando a difesa delle posizioni assegnate, il nemico  passò all’attacco.

I combattimenti si protrassero con vicende alterne sino al giorno 25 agosto 1942: la posizione strategica di Quota 220 – che costituiva la località più avanzata dello schieramento divisionale e che fu contesa aspramente – cambiò più volte di mano, anche nell’arco di una sola giornata.

Tutti i Gruppi del 121° Reggimento entrarono in azione e alcune Batterie furono costrette, in diverse occasioni, a fare fuoco ad alzo zero contro il nemico ormai vicinissimo.

Onde evitare lo sfondamento del settore e poiché la situazione era sempre più critica, il comandante la Divisione Ravenna (generale Eduardo Nebbia)  dispose un leggero arretramento della linea, abbandonando al nemico la tanto contesa Quota 220.

Venne così a mancare, da quel momento, l’osservatorio da cui era possibile controllare i movimenti avversari.

 

Il 121° Reggimento Artiglieria, oltre alle normali azioni, eseguì frequenti tiri di disturbo.

Alle prime ore del giorno 11 settembre il nemico tentò ancora di sfondare – con violenza – nel settore di fronte del II Corpo d’Armata.

L’azione, che mirava a tagliare in due lo schieramento italiano, durò due giorni; seppure infruttuosa, provocò perdite sanguinosissime alle Divisioni Cosseria e Ravenna e ai reparti di Camicie Nere ivi schierati. Poi tornò la calma.

Seguì un periodo di stasi durante il quale il generale Francesco Dupont sostituì il generale Nebbia (in data 3 ottobre 1942). 

Il settore divisionale della Ravenna fu inoltre rinforzato dal III Gruppo da 75/32 del 201° Reggimento Artiglieria Motorizzato.

Il giorno 11 dicembre 1942 ebbe inizio il penultimo atto della tragedia della Divisione: il nemico scatenò l’offensiva nella zona di Verhnij Mamon.

L’attacco fu sostenuto da una potenza di fuoco – sino ad allora mai riscontrata – di artiglieria, mortai e katjuše: la situazione divenne critica e si aggravò a causa delle bassissime temperature (la media fu di –25°), delle difficoltà di approvvigionamento delle munizioni, dell’equipaggiamento inadeguato...

Non fu più possibile rimpiazzare gli uomini feriti o congelati.

 

Nella zona di Svinjuka la prima Batteria ad aprire il fuoco durante la violentissima fase di logoramento (11-15 dicembre 1942) fu  la 3ª del CIII Gruppo, con intervento di contropreparazione rivolto a rallentare il passaggio del fiume da parte delle Unità  sovietiche.

Poco dopo – in quel settore specifico – circa ottocento avversari varcarono il Don per attaccare i capisaldi italiani. Il comandante del CIII Gruppo (tenente colonnello Aldo Talacci), incaricato del coordinamento dell’azione dell’artiglieria in detta zona, fece intervenire il II e il III Gruppo del 121° Reggimento e la 1ª e 2ª Batteria (a quest’ultima era assegnato Francesco LUCA) del CIII Gruppo.

 

Nonostante la tenace reazione del 37° e 38° Reggimento Fanteria della Ravenna, i Sovietici riuscirono a occupare alcuni capisaldi italiani, ma ne furono prontamente ricacciati grazie a contrattacchi condotti anche con l’impiego di elementi della riserva divisionale.

Rimase comunque in mano avversaria un caposaldo, quello di Quota 218, che non fu recuperato nemmeno con i tiri diretti della 2ª e 3ª Batteria del CIII Gruppo.

Durante tutta la mattina dell’11 dicembre si susseguirono gli attacchi  da Quota 193 e contro la zona di Svinjuka, sempre contenuti.

Proseguirono le azioni del 121° Reggimento Artiglieria non solo a favore dei reparti schierati, ma anche con il fine di impedire l’attraversamento del fiume da parte del nemico. 


Il pomeriggio dell’11 dicembre la battaglia continuò accanita, in special modo nella zona di  Svinjuka. L’azione del 121° Reggimento si esplicò in tutto il proprio settore con interventi numerosi ed efficaci, grazie anche all’ubicazione del Comando del CIII Gruppo nella zona di Svinjuka, provvisto di ottimi osservatori. 

Non fu possibile manovrare con la stessa efficacia su tutto il fronte della Divisione Ravenna per mancanza di filo telefonico e di collaborazione fra i reparti; il calcolo dei dati, in quelle condizioni, non sempre fu adeguato e di conseguenza l’effetto dei tiri dei pezzi di artiglieria ne risentì. 

Il 14 dicembre 1942, alle 02.50, il comandante del 2° Raggruppamento Artiglieria di Corpo d’Armata (tenente colonnello Liberato Mascagna) ricevette notizie dal maggiore Rizzo del Comando della Divisione  Ravenna: secondo informazioni fornite da un prigioniero, alle otto il nemico avrebbe sferrato un attacco decisivo, appoggiato da un centinaio di carri armati che la sera precedente si erano radunati nel bosco a nord-ovest di Derezovka, tra l’abitato e il fiume.

A conferma di tali notizie fu individuato un centinaio di carri armati che fece prevedere l’imminenza dell’attacco.

Il 15 dicembre – in seguito a nuovi e violenti assalti – le Batterie del 121° Reggimento spararono migliaia di colpi, favorendo il mantenimento delle posizioni da parte dei reparti di fanteria della Ravenna.

Il 16 dicembre ebbe inizio l’offensiva sovietica vera e propria (passata alla storia con il nome di Operazione Piccolo Saturno): le cose si fecero critiche di ora in ora e alle 12.47 il tenente colonnello Aldo Talacci comunicò al Comando del 121° Reggimento di avere ordinato alla 2ª Batteria del CIII Gruppo (quella di Francesco) di ripiegare, in quanto ormai a contatto con il nemico.

Alle 13.05 il maggiore Galanti riferì al Comando del 121° che la 2ª Batteria suddetta stava ripiegando insieme alla 4ª Batteria.

Alle 13.07 la 2ª Batteria segnalò che i Sovietici erano a trecento metri: in pochi minuti i carri armati scesero verso la 2ª Batteria del CIII Gruppo.

Alle 13.30 le altre Batterie ripiegarono verso Gadjuč'e, mentre le fanterie erano al  limite della resistenza, e con i reparti che rischiavano di dissolversi.

 

All’alba  del 17 dicembre 1942 si combatteva nei centri abitati di Filonovo e di Gadjuč'e; venne dato l’ordine di ripiegamento, ma oramai era troppo tardi.

Di tutto il 121° Reggimento si salvarono solo due  pezzi da 75 /18 della 4ª Batteria e due pezzi da 105/28 del III gruppo, che erano riusciti a sganciarsi.

Il Comando e i superstiti del 121° Reggimento arretrarono verso Kantemirovka;  la 2ª Batteria [non vi è certezza del fatto che tale dettaglio si riferisca al III Gruppo del 201° Reggimento, o al CIII Gruppo, n.d.r.] riuscì a riorganizzarsi e si fecero i primi spaventosi bilanci.

Gli ospedali di Kantemirovka erano pieni di feriti e congelati, che in gran parte troveranno la morte sia per mancanza di cure, sia per l’arrivo – negli ospedali stessi – di reparti regolari sovietici e di unità partigiane.

Ciò avvenne il 19 dicembre, quando la città cadde in mano avversaria.

 

Per arrestare l’avanzata, fu allestita una linea di difesa arretrata prima a Belovodsk e in seguito a Vorošilovgrad; lungo il fiume Donec un gruppo di formazione del 121° Reggimento (al comando del maggiore Milner) combatté dal 25 al 30 dicembre 1942.

Il 121° Reggimento tornò in linea sul Donec il 17 gennaio 1943, in disastrose condizioni, ma dopo il 24 gennaio nel settore a esso affidato subentrarono truppe tedesche motorizzate.

I resti della Divisione Ravenna arretrarono poi fino al Dnepr e giunsero infine nella zona di Gomel’, dove i primi  reparti arrivarono nel marzo 1943, dopo una marcia durissima (circa un migliaio di chilometri) durante la quale si ebbero numerose perdite sia per il freddo, sia per il tifo petecchiale.

 

Dal 25 marzo 1943 soltanto il II Corpo d’Armata (inclusi i superstiti della Divisione Ravenna) rimase al Fronte Russo, prendendo il comando di tutte le residue truppe italiane che non erano ancora state rimpatriate (circa quarantamila uomini). Dopo un breve periodo di riposo era previsto che quegli uomini tornassero in linea il 26 aprile 1943. Ma in seguito ad accordi con il Comando Supremo germanico, anch’essi rientrarono in Patria. 

Le perdite ufficiali subite dal 121° Reggimento nella Campagna di Russia assommano a 254, comprendendo i morti accertati e i dispersi dei quali non si è saputo più nulla. Allo Stendardo del 121° Reggimento è stata concessa la Medaglia d’Argento, e diverse onorificenze al Valor Militare sono state conferite a ufficiali, sottoufficiali e agli uomini di truppa.

Il tenente colonnello Talacci – comandante il CIII Gruppo – morì il 23 gennaio 1943 sul Treno Ospedale n. 7, a causa delle ferite riportate; il tenente colonnello Liberato Mascagna – comandante il 2° Raggruppamento Artiglieria (di cui, come abbiamo visto, era originariamente parte il CIII Gruppo di Francesco) – morì il 17 dicembre 1942, per un’azione (condotta da una pattuglia sovietica) nella quale venne coinvolta l’autovettura dell’ufficiale.

Francesco LUCA, dopo avere percorso chilometri nella steppa gelata e avere affrontato attacchi da parte di partigiani e formazioni regolari sovietiche, riuscì a salvarsi grazie anche all’aiuto fornito dalle famiglie e dai contadini russi.

Fu ricoverato sul Treno Ospedale n. 8; il 23 gennaio 1943 venne dimesso, lasciando il Fronte Russo il 26 gennaio 1943.

 

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Ecco alcuni dettagli successivi...

  • Il 3 febbraio 1943 era ricoverato all’Ospedale di Imola.
  • Il 28 febbraio venne trasferito all’Ospedale Militare di Acqui.
  • Il 16 marzo 1943 era ad Alessandria, presso l’Ospedale Militare.
  • Il 29 marzo 1943 venne dimesso con la qualifica di mutilato.
  • Il 29 ottobre 1943 Francesco fu posto in congedo assoluto.

 

In data 2.2.1959, n. 18955 di concessione, gli venne conferita la Croce al Merito di Guerra in virtù del Regio Decreto del 14.12.1942 (n. 1729) per il periodo bellico 1940-1943, Determinazione del Comando Regione Militare Nord-Ovest di  Torino.

 

 02.Croce al Merito di Guerra Francesco LUCA

    

Il 23  maggio  1961 la Commissione Medica per le Pensioni di Guerra di Genova riscontrò l’infermità così come segue: “Postumi di f.a.f [ferita di arma da fuoco, n.d.r.] all’avambraccio sinistro consistenti in cicatrici di cui una alquanto estesa, raggiata, lassamente aderente, fratture multiple a carico del radio consolidate con callo irregolare; linea articolare radio-carpica deviata lateralmente, perdita funzionale grave della mano, perdita anatomica delle falangi distali del 5° dito da pregresso congelamento, ipotrofia dell’avambraccio e mano, accentuata ipotermia a tutto l’arto.”

 

03.Certificato di infermità per pensione di guerra Francesco LUCA 

 

Mio nonno, Francesco LUCA, è deceduto a Genova  il 3 gennaio 1999.

 

 

 

Siamo davvero grati al signor Stefano Malaspina per il materiale fornito...
Segnaliamo, inoltre, il memoriale di Alfonso Calcagno che –  come Francesco LUCA – fu artigliere con la 2ª Batteria del CIII Gruppo.


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