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Ricerche di militari

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Capisaldi Divisione Cosseria - Cap. Ferdinando Di Ninni

09/06/2018 14:39 - 09/06/2018 14:42 #7 da Patrizia Marchesini
Salve, Giovanni.
Non ha specificato quando il capitano Ferdinando Di Ninni fu assegnato alla Divisione Vicenza... Comunque vedrò di sintetizzare alcuni eventi di rilievo a essa inerenti.

Come noto la Grande Unità fu l’ultima a raggiungere il Fronte Orientale (tra il 20 settembre e il 10 ottobre '42). Poiché era previsto che svolgesse compiti di presidio nelle retrovie, partì senza il proprio Reggimento di Artiglieria.
Dia uno sguardo al Quadro di Battaglia dell’8ª Armata per rendersi conto dei reparti che componevano la Divisione.

Dopo un primo periodo trascorso nella zona compresa tra i fiumi Donec e Oskol, svolgendo attività anti-partigiana, la Vicenza fu trasferita nella zona di Rossoš’ (città sede del Comando di Corpo d’Armata alpino) e posta alle dipendenze del Corpo d’Armata medesimo. Intanto il generale Etelvoldo Pascolini prese il comando della Vicenza, sostituendo – l'8 dicembre 1942 – il generale Enrico Broglia.

È noto che l’Operazione Piccolo Saturno investì a partire dal 16 dicembre ’42 le nostre Divisioni di Fanteria. Il II Corpo d’Armata (a sud del fiume Kalitva, con la Cosseria e la Ravenna) venne investito con violenza a partire dal giorno 11 (fase di logoramento); per tamponare la falla e proteggere il fianco destro del Corpo d’Armata alpino la Julia fu dislocata a sud del Kalitva e posta agli ordini del XXIV Corpo corazzato germanico.

Parte della Divisione Vicenza, a partire dal 16 dicembre, andò così a posizionarsi là dove prima stava la Julia, fra la Tridentina e la Cuneense.
Per sopperire alla mancanza di artiglierie il Comando d’Armata le assegnò sei pezzi controcarro, mentre il CdA alpino provvide a fornire il personale per la costituzione di questa Batteria.
In aggiunta, alla Vicenza vennero assegnati anche il I e il III Gruppo del Reggimento Artiglieria a Cavallo (che dal 1° novembre era alle dipendenze del Corpo d’Armata alpino).

Il settore di competenza della Divisione venne suddiviso in due sottosettori (nord e sud), rispettivamente agli ordini del tenente colonnello Ezio Leonarducci e del tenente colonnello Mulattieri.

Ora veniamo alla dislocazione dei vari Battaglioni divisionali...

Per quanto so, il I/277° (rinforzato dalla Compagnia Cannoni Controcarro reggimentale da 47/32) fu destinato alla difesa di Rossoš’.
Il II/277° andò sul Don, mentre il III/277° (capitano Gherardini) prese il posto del Battaglione Pieve di Teco della Cuneense e si posizionò a Topilo, nelle retrovie di quest’ultima Grande Unità, mentre il Pieve di Teco andò a supportare il sottosettore sud.

Il Comando e il II Battaglione del 278° si collocarono in secondo scaglione nel settore-Vicenza, mentre il I e il III Battaglione del 278° vennero posti in secondo scaglione nel settore della Tridentina... che nel contempo cedette alla Vicenza i Battaglioni Morbegno (5° Reggimento alpini) e Vestone (6° Reggimento alpini). Essi andarono a rinforzare il sottosettore nord.

Al 21 dicembre il Comando divisionale della Vicenza si sistemò a Kurennoe.

I giorni successivi comportarono – per gli uomini della Vicenza sul Don – il respingimento di alcune azioni di pattuglia.
Con l’arrivo dei Sovietici a Rossoš’ (15 e 16 gennaio 1943) il I/277° e la Compagnia Cannoni reggimentale furono pressoché annientati: i superstiti cercarono di raggiungere il Comando di Divisione a Kurennoe.
L’avversario proveniva dalla direzione di Kantemirovka (città che era caduta già il 19.12.1942) ed era dotato di almeno una ventina di carri supportati da reparti di fanteria.
A seguito della caduta di Rossoš’ (16.01.43), il 17 gennaio l’intero Corpo d’Armata alpino cominciò ad arretrare.
Il sottosettore nord della Vicenza si diresse a Podgornoe; il sottosettore sud – come prima tappa – avrebbe invece dovuto raggiungere Popovka.
I reparti della Vicenza – che, come si è visto, erano stati assegnati alla Tridentina e alla Cuneense – in tale primissima fase rimasero con queste ultime Divisioni.

Il 18 gennaio i due Battaglioni del 278° Reggimento ceduti alla Tridentina tornarono in seno alla Vicenza, che a sua volta restituì il Morbegno e il Vestone.

Il Pieve di Teco, invece, continuò ad arretrare insieme alla Vicenza, mentre il III Battaglione del 277° – rimasto a Popovka con funzioni di retroguardia – nella notte tra il 19 e 20 gennaio verrà sopraffatto nella medesima località.
I pochi superstiti, fra cui il capitano Gabriele Gherardini, si accoderanno al 2° Reggimento alpini della Cuneense.

Per il ripiegamento in dettaglio della Divisione Vicenza, suggerisco la lettura del volume La Divisione alpina Cuneense al Fronte Russo (1942-1943), di Carmelo Catanoso (allora comandante il Battaglione Pieve di Teco) e Agostino Uberti (all’epoca Capo di Stato Maggiore della Vicenza).
Entrambi gli ufficiali, catturati dai Sovietici, sopravvissero alla prigionia.
Il libro è pressoché introvabile, per cui – oltre a tenere sotto controllo siti come Maremagnum – suggerisco di interpellare la sua biblioteca e chiedere di usufruire del prestito inter-bibliotecario.

Per aiutarla a creare mappe personalizzate, consiglio di servirsi anche del sistema WebGis disponibile nel sito www.plini-alpini.net .

Infine, nonostante sia forse superfluo perché immagino lo abbia già consultato, segnalo anche il sito specifico dedicato alla Divisione Vicenza.

Saluti cordiali.


Patrizia

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09/06/2018 15:10 #8 da Patrizia Marchesini
Eccomi, Giovanni.

Ci siamo più o meno incrociati...

Ho appena letto le annotazioni del capitano Di Ninni. Sintetiche, ma quanto si può intuire da quelle parole!

Non saprei in quale altro modo aiutarla a trovare/identificare la località menzionata dall'ufficiale e mi auguro che quanto ho postato poco fa sulla Divisione Vicenza possa esserle di un qualche aiuto.

A risentirci.


Patrizia

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10/06/2018 11:28 #9 da Giovanni F. Garasto
Gentile Patrizia, non posso tralasciare di complimentarmi con lei per la chiarezza e l’efficacia della sua sintesi circa gli eventi della Vicenza: ne ho ricavato alcuni elementi utili a sistemare la laboriosa ricostruzione che ho quasi finito di produrre a beneficio dei miei amici, figli del Capitano Ferdinando Di Ninni, classe 1911.
Il Capitano, inserito nel II Btg mitraglieri della Cosseria dall’agosto 1942, dopo lo sfondamento russo nei pressi di Novaya Kalitva non fu fatto ‘ripiegare’ con gli altri, ma spostato ad Arkhipovka nei pressi di Rossoš’, dove del tutto verosimilmente ebbe un ruolo nel riordino delle truppe. Lì ricevette comunicazione del suo trasferimento alla Vicenza l’8 gennaio 1943. Era a Rossoš’ quando i sovietici se ne impadronirono (15 e 16 gennaio), poi dovette recarsi a Podgornoye, dove (amaro scherzo del destino) prese servizio effettivo nella Vicenza proprio il 17 gennaio, giorno d’inizio della ritirata del Corpo Alpino. Nel suo ‘Diario’ non menziona la sua ‘esatta’ collocazione all’interno della Divisione: ho presunto da suoi riferimenti che fosse con il Colonnello Salvi, nel 277° Rgt.
Quello che mi mette a ‘disagio’ è che, purtroppo, non sono ancora riuscito a capire, dai siti e da alcuni libri consultati, quali fossero le ‘esatte’ collocazioni delle varie ‘parti’ della Vicenza nei primi giorni della ritirata: i dubbi (rinforzati forse da mia eccessiva puntigliosità) riguardano sostanzialmente il 278° Reggimento. Si tratta quasi certamente di un mio limite nel trovare tutti i riferimenti bibliografici giusti e nel saperli decodificare correttamente.
Nella sua risposta trovo che (presumo già a cavallo tra fine 1942 e inizi 1943) «Il Comando e il II Battaglione del 278° si collocarono in secondo scaglione nel settore-Vicenza, mentre il I e il III Battaglione del 278° vennero posti in secondo scaglione nel settore della Tridentina... che nel contempo cedette alla Vicenza i Battaglioni Morbegno (5° Reggimento alpini) e Vestone (6° Reggimento alpini). Essi andarono a rinforzare il sottosettore nord.» E’ che a me interesserebbe sapere (al fine di seguire i movimenti delle varie colonne della Tridentina e della Vicenza in ritirata) se, il 17 gennaio 1943, il I/278° fosse aggregato al 6° e il III al 5° della Tridentina oppure viceversa. C’è poi un altro fatto: la cronologia, riportata (in modo forse un po’ ingarbugliato) nel sito della divisione Vicenza, dice che nei primissimi giorni della ritirata il colonnello Adami (Tridentina) comandò una colonna in cui si trovava il II/278°, e non il I né il III del 278°... si tratta forse di un affiancamento strettamente operativo? e i citati I e III del 278° Vicenza allora con chi erano (forse tutti e due con il Generale Reverberi)? Per inciso, il sottosettore nord (Leonarduzzi) risultava forse costituito solo da elementi prestati dalla Tridentina (Vestone e Morbegno) e nessun ‘pezzo’ di origine dalla Vicenza stessa?
Se possibile, una confusione ancora maggiore mi ritrovo con i ricongiungimenti (sia per i luoghi che per le date). In certa bibliografia si parla del 18 gennaio, in cert’altra del 20, in certa bibliografia si parla di Postojalyy, da cert’altra si potrebbe presumere di un ricongiungimento frazionato già a Podgornoye. Ho dovuto confrontarmi con questi ‘problemi’ sia per cercare di capire ‘con chi’ fosse il Capitano Di Ninni in quei giorni (dato che lui non ne fa gran che menzione nel suo ‘Diario’) sia per cercare di rappresentare ai miei occhi e a quelli dei miei amci ciò che il Capitano vedeva con i suoi propri occhi (a tale ultimo proposito ho cercato d’incrociare il percorso di Di Ninni con molte descrizioni trovate nella biblio- e nella webliografia).
Sono molto grato dell’attenzione già fin qui da voi ricevuta. Sarò davvero ancora più grato a chi riuscisse ad aiutarmi a dipanare dei fili che sono all’intersezione tra un ostinato interesse puramente storico e l’affetto per i miei amici la cui memoria del padre vorrei contribuire a ulteriormente ‘riscaldare’. Se fosse opportuno o necessario non ammorbare oltre i lettori del blog con troppi dettagli, sarei disposto a proseguire anche su altri canali (e-mail o altro) queste conversazioni... Ma il vostro sito mi è apparso prezioso e il vostro blog mi piace sotto più rispetti...
Sempre cordiali saluti e ancora grazie
Giovanni
PS: Concordo con la chiusa del suo ultimo messaggio, che mi ha dell’incredibile, dato che io ho tagliato tante parole e frasi. Gli appunti quasi telegrafici del Capitano Di Ninni, persona che è riuscita a mantenere pressoché sempre la sua lucidità espressiva, dai momenti sopra citati fino alle sue terribili prigionie (Kalač, Khrenovoye, Oranki, Suzdal), sono appunti molto densi di riferimenti e significati che persone come lei, attente e già addentro ai fatti dell’epoca, potranno apprezzare quando i miei amici decideranno di renderli integralmente pubblici.

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11/06/2018 23:40 - 11/06/2018 23:51 #10 da Patrizia Marchesini
Salve, Giovanni.

Purtroppo non sono in grado di specificare se il I/278° fosse stato assegnato al 5° Reggimento (e il III/278° al 6° Reggimento) o viceversa.
Nel volume Catanoso/Uberti questo dettaglio non è specificato. Si parla in modo generico di secondo scaglione della Tridentina.
Questo, forse, potrebbe anche significare che i due battaglioni non erano a supporto specifico dell'uno o dell'altro Reggimento? Chissà...

Nell'analizzare una cronologia relativa alla Vicenza (cronologia basata su testi diversi e diverse testimonianze), leggo che una volta giunta a Ssamoilenkov la Divisione poteva contare su...

. tutto il 278° Reggimento
. il II/277° (il I/277° era stato distrutto a Rossoš’ e il III/277° era con la Cuneense)
. il Battaglione Pieve di Teco
. un Battaglione Mitraglieri (due plotoni del quale erano con il 1° Reggimento alpini della Cuneense)
. il I e il III Gruppo del Reggimento Artiglieria a Cavallo

L'amore per la precisione è basilare per qualsiasi ricerca storica, ma io purtroppo non sono in grado di fornire altri dettagli oltre a quelli già riferiti.
Sono andata a leggermi la relazione del colonnello Giuseppe Adami, che - sono più che d'accordo - aggiunge perplessità ulteriori, con quell'accenno al II/278°.

Riguardo agli appunti del capitano Di Ninni, sottintendono tanto strazio.

Frasi come Giunti sera tardi, capannone senza pareti completamente occupato. Notte fredda e nevicata; dormito all’aperto..., oppure Le soste, per ordinare colonna, sono penose. Si marcia a passo di funerale, a stento e tutti a testa bassa. raccontano molto a chi ha avuto la possibilità di documentarsi un pochino.

Sono fotogrammi nitidissimi e dettagliati di quella che si stava prefigurando come la tragedia della prigionia.

Occorre soffermarsi un attimo a riflettere cosa volesse dire - per uomini già indeboliti dal ripiegamento - il pernottare all'aperto, a quelle temperature (e, come spesso avveniva, a pancia vuota).
E' necessario pensare a quelle soste, percepite di certo come interminabili, battendo i piedi, mettendo le mani sotto le ascelle alla ricerca di un po' di tepore.
Quando, oggi, diciamo che siamo stanchi riusciamo a comprendere fino in fondo quale potesse essere la loro stanchezza?
Ed erano soltanto all'inizio...

Patrizia

P.S.
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15/09/2018 09:06 - 15/09/2018 09:07 #11 da Patrizia Marchesini
Salve, signor Garasto.

Trascrivo un messaggio per lei da parte della signora Ornella Mattarini, che al momento ha difficoltà nel collegarsi al sito e al forum.
Cordiali saluti.


Patrizia

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Buongiorno Sig. Garasto...

Riguardo ai capisaldi ci sto ancora studiando in base alle indicazioni che trovo leggendo libri per la mia ricerca, ma non sono di facile collocazione... si va per intuito. Devo discuterne con Sangaletti e, insieme, vedremo di fare una mappa decente.

Invece le posso fornire delle cartine per la ricerca delle località nominate dal capitano Di Ninni per la strada verso la prigionia. Le trova a questo indirizzo web:


maps.vlasenko.net/historical/us-1950-eastern.europe-250k/

Queste sono americane dagli originali russi in cirillico (all'inizio avevo trovato solo quelle in russo... non le dico il divertimento per decifrare le località!!)

Per orientarsi può partire dalla cartina m-37-05-rossosh oppure da m-37-06-buturlinovka che in basso a sinistra riporta la zona tra Novaja Kalitva e l'ansa di Verhnij Mamon dove era dislocata la Cosseria.
Troverà anche i paesi che cercava: Kosharnji non esiste più ormai. Erano quattro isbe minate che sono saltate per aria durante l'attacco di dicembre e non sono più state ricostruite.
Samodurovka, al contrario, esiste ancora, pur essendo andata in parte distrutta da diversi incendi.
Su Google Maps si vede ingrandendo molto la mappa ma non è nominata... troppo piccola.

Nota: a lato di ogni cartina vedrà il quadro di unione per proseguire con le altre mappe che mostrano i territori adiacenti.

Un saluto.

Ornella Mattarini

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15/09/2018 20:52 #12 da Giovanni F. Garasto
Gentili Ornella e Patrizia, ringrazio per la missiva che ho appena letto. Purtroppo avevo già consultato senza successo le mappe indicate (comprese quelle in cirillico). 'Varofanovka', pur supponendo errori di comprensione e di trascrizione da parte del capitano Di Ninni, non risulta: forse è denominazione di luogo molto, molto piccolo, o forse c'è stato un cambiamento di nome. Comunque, non sono riuscito a trovare mappe topografiche più particolareggiate dell'area tra Verkhnij Mamon e Kalach (come quella ricostruita da me e allegata circa il davai del capitano) ...
Rinnovo i ringraziamenti anche da parte dei miei amici e invio saluti molto cordiali
Giovanni F. Garasto

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