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Ricerche di militari

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Caro Guido... (un ricordo del professor Guido Vettorazzo)

18/06/2019 22:01 - 20/06/2019 10:20 #1 da Patrizia Marchesini
Caro Guido,

è trascorsa una settimana da quando Giovanni mi ha telefonato per dirmi che ti eri spento nel sonno poco prima.
Negli ultimi giorni ho rimuginato parecchio e infine stasera mi sono decisa a scriverti, in quest'ora che precede la notte, con il buio fuori dalla finestra e i grilli che cantano sereni nei campi intorno a casa.

Quando ci siamo visti per la prima volta - in occasione della tua intervista - all'inizio nutrivo qualche apprensione, temendo di non riuscire ad approcciarmi nella maniera giusta con te... che non conoscevo ma di cui avevo tanto sentito parlare.
A poco a poco quell'apprensione si tramutò in timore... perché entrammo così in sintonia che avevo paura non mi sarebbero bastate le cinque audiocassette a disposizione per registrare ogni cosa :-)
Era davvero tanta la tua voglia di raccontare... e fu un racconto dinamico il tuo, nel senso che spesso ti alzavi per andare a prendere un libro dove avevi sottolineato un passaggio, o un articolo di giornale... oppure una mappa su cui additavi questa o quella località.

Prima di venire a conoscerti avevo cercato di documentarmi leggendo Cento lettere dalla Russia, il libro che scrivesti dopo essere rientrato dal Fronte Orientale e che rimase per anni chiuso in un cassetto, dopo la stesura.
Quasi quasi ti vedo... scorgo un giovanissimo Guido rintanato nell'angolo più remoto di casa, con i valenki a piedi... quei valenki che eri certo ti avessero salvato la vita.

Dopo averti intervistato ci siamo sentiti con frequenza... non trascorreva mai troppo tempo senza una telefonata.
La tua voce. Sempre così calma, venata di allegria leggera.
Eppure a volte vi si percepivano fastidio ed esasperazione. Capitava quando qualcuno - i male informati esistono in ogni luogo e in ogni tempo - diceva che il Corpo d'Armata alpino era stato costretto a ripiegare perché la Julia non aveva saputo proteggerne il fianco destro.
O quando leggevi articoli in ricordo della battaglia di Novopostojalovka nei quali si enfatizzava il ruolo della Divisione Cuneense... dimenticando in toto il supporto che la Julia aveva dato in quelle lunghe ore di scontri durissimi.

Ogni volta che avevamo occasione di parlarci, mi dicevi di Ilia.
E allora la tua voce si striava di una tenerezza così palpabile, così intensa - sebbene in qualche modo trattenuta - che queste mie righe sono incapaci di descrivere. Non ci provo neanche.
Ilia. Dopo che se n'era andata - nel marzo dell'anno scorso - ho avuto un po' di paura, sai?
E non solo io: si credeva che sarebbe stata troppo dura per te.

Invece... hai tirato fuori una forza incredibile.
Caro Guido!
Mentre scrivo ripenso ai bigliettini natalizi che mi scrivevi, con piccole riproduzioni dei tuoi quadri.
Ripenso ai mille interessi che portavi avanti, ripenso al tuo volo in aliante in occasione del 95° compleanno.

Grazie a te ho potuto leggere il libro del professor Alim Morozov. Grazie a te ho potuto fornire risposte a chi cercava notizie.
E le buste con la tua calligrafia che di tanto in tanto mi arrivavano! Trafiletti di giornale, testimonianze, ritagli, foto. Ho conservato ogni cosa.

Poi, quella caduta... a fine 2018.
Il lungo ricovero ospedaliero. La tua voce un po' più stanca, a tratti affievolita.
Ma ancora, dopo Pasqua, non hai mancato di darmi risposta su un alpino del Tolmezzo, della cui sorte si stanno interessando i familiari.
Le solite domande e quella comprensibile voglia di sapere.
E tu, una volta di più, disponibile e pieno di sollecitudine.

Giovedì scorso al tuo funerale eravamo in tanti.
Una cerimonia bellissima. Perché è sembrato davvero che fossimo venuti a dirti Buon viaggio, e ho avuto l'impressione che tutti fossimo convinti del nuovo Percorso che avevi intrapreso.
La morte non è stata protagonista, a mio parere... bensì la vita, quella vita piena che avevi saputo costruire.

Sono così contenta di averti conosciuto.

Forse domani mi verranno in mente tante altre cose. Ora le parole volano via e non riesco a fermarle. Fa niente.
Un sorriso, caro Guido.


Con tanto affetto.


Patrizia




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