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Sara Benedini, Il nastro tricolore

Recensione di Patrizia Marchesini

 

 

Il nastro tricolore copertinaAlcune lettere e una bambina curiosa.

Le lettere, custodite nelle loro buste e legate da un nastro tricolore, erano di Gastone Rizzi, IX Battaglione Mortai, Divisione Pasubio. Stavano, da sempre, nel salotto buono e Sara, nipote di Gastone, quando andava dai nonni più volte avrebbe voluto slegare il nastro, e sapere cosa vi fosse all’interno di quelle buste... Gli adulti di casa le dicevano che contenessero un po’ di terra russa e rincaravano la dose: “Se annusi bene, senti ancora l’odore della neve.”

Così da piccola fantasticava, domandandosi se nelle buste fosse conservato uno strano miscuglio di terra e neve che – per un’alchimia ancora più strana – il tempo non era riuscito ad alterare.

Il nonno, però, era stato chiaro: la sua corrispondenza dal fronte, spedita tra il 1941 e il 1943, sarebbe stata aperta e letta solo dopo la sua morte.

Gli anni passarono. Sara diventò grande. Gastone si spense nel dicembre del 1994. Mentre era ricoverato all’ospedale, la ragazza si era impegnata con lui: avrebbe conservato con amore quegli scritti.

Sara ha mantenuto la promessa e, anzi, ha voluto rendere onore al nonno con un libro in cui si mescolano eventi storici[1] – soprattutto correlati alla Divisione Pasubio al Fronte Orientale – e il vissuto quotidiano di un ragazzo del 1921, nato e cresciuto a Isola della Scala e partito per la Russia inconsapevole di quanto avrebbe dovuto affrontare.

Non mancano i ricordi post-bellici, che Sara tratteggia con affetto evidente, ripescandoli tra le sue memorie di bambina.

Sebbene il libro sia ben equilibrato, sono le lettere a fare la parte del leone.

Il linguaggio semplice rivela il profondo affetto di Gastone verso i genitori e i fratelli e le sorelle minori, che al termine di ogni lettera non manca mai di salutare a uno a uno; traspaiono la nostalgia di casa, e quanto fosse importante – se ci fosse bisogno di sottolinearlo – ricevere posta dai familiari. Non solo. Si avverte quasi una voracità di notizie, anche in relazione allo stesso Fronte Orientale, una prova indubbia – questa – che i nostri soldati vivevano sulla pelle gli eventi che li riguardavano da vicino, ma poco conoscevano del quadro d’insieme.

Affiora in più occasioni – un tratto che accomuna le lettere di Gastone a quelle di tanti altri Italiani che furono in Russia – l’intenzione di minimizzare, per non impensierire chi aspettava, a casa.

Un libro bello. Genuino. A tratti malinconico. Pieno di dolcezza. Speciale, come certi legami – superando il divario tra generazioni diverse – riescono a essere.

 

 

Sara Benedini, Il nastro tricolore – Lettere dal fronte russo del fante Gastone Rizzi alla mamma Maria (1941-1943)

Vita ed emozioni di una famiglia nei ricordi di una nipote

Edizioni Achab, Verona, 2011

 

 

Leggi anche un brano del libro.



[1] Per quanto riguarda la parte storica ho trovato, a pagina 31, una leggera imprecisione: si fa riferimento all’inizio dell’Operazione Barbarossa e si cita – come data – il 10 giugno 1941. I Tedeschi, invece, attaccarono l’Unione Sovietica il 22 giugno di quell’anno.

 


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