di Patrizia Marchesini

 

V’era un magnifico sole, sul campo di Gardolo. Nel sereno di un cielo stranamente azzurro, la chiostra dei monti era segnata da uno strano cordone di nuvole bianche che si fermavano sugli strapiombi, quiete e immote, a curiosare giù nella valle verde,  [...] ad osservare un formicolio di genti [...].
E ragazzi, bimbi, giovanotti fremevano sul campo, ed impeti di entusiasmo sollevavano incitamenti ai piccoli modelli, e scoraggiati sguardi si rivolgevano ad una piccola ala trasparente che l’urto contro terra aveva strappato alla snella fusoliera.[...] 1

 

Da Arrampicare Marcello PilatiCosì scriveva Marcello Pilati, in un articolo del luglio 1940. L’Italia era appena entrata in guerra 2 e l’Operazione Barbarossa avrebbe avuto inizio soltanto undici mesi dopo. La partenza di Pilati per la Campagna di Russia era ancora lontana...

 

Marcello Pilati, classe 1906, nasce a Trento ma si trasferisce con la famiglia a Firenze durante la Prima Guerra Mondiale.

Ritorna nel ’19, prosegue gli studi e – dopo la maturità classica – si laurea in giurisprudenza all’Università di Bologna.

È in quegli anni che si appassiona di montagna. Conosce altri ragazzi, per lo più soci della SUSAT e della SOSAT 3 che condividono il suo amore per le scalate.

Le escursioni partono di solito dal Rifugio Tosa-Pedrotti e hanno come meta le cime del Brenta; ogni volta che i vari impegni – prima di studio, e poi di lavoro – glielo consentono, Marcello raggiunge gli amici. Riferimento per tutti è Pino Prati, bravo grimpeur che dà impulso all’arrampicata libera, ma del gruppo fanno anche parte nomi che sono o diverranno famosi nell’ambiente: Renzo Videsott, Bruno Detassis, Gino Corrà, Gino Pisoni, Giorgio Graffer... 4

Pilati non sarà mai un rocciatore a livelli eccelsi ma la sua passione per la montagna, unita a un’indubbia abilità narrativa, lo porterà a descrivere di frequente cime e scalate in articoli giornalistici per Il Brennero, il quotidiano di Trento pubblicato durante il ventennio.

Nel 1935 esce la prima edizione del suo primo – e unico – libro, Arrampicare5

Le 219 pagine del volume sono impreziosite dalle belle immagini in bianco e nero di Enrico, il maggiore dei fratelli Pedrotti, famosi a Trento per la bravura in campo fotografico. 6 

Perché ci s’arrampica?
L’ho chiesto a me stesso, agli altri.
L’ho chiesto a me stesso nel vedere gli occhi buoni e tristi di una donna dai capelli bianchi, di mia madre, che mi domandava preparandomi il sacco, di non partire.
L’ho chiesto a me stesso, perché avevo risposto di no. [...]

Arrampicare copertina

 

 

Sono le righe iniziali di Arrampicare, e rappresentano un raro accenno di Pilati alla sua famiglia. Di lui sappiamo poco: non è sposato, vive con la madre Ida, sembra dedicarsi solo al lavoro, 7 alla montagna e alla scrittura.

 

Il 17 luglio 1942 parte da Trento, diretto al Fronte Orientale. 8 Pilati è tenente di artiglieria della Tridentina, ma per la sua dimestichezza con la penna viene assegnato all’Ufficio Propaganda, presso il Quartier Generale della Divisione.

I suoi articoli, una volta giunti in Italia, sono destinati al Corriere della Sera. 9 Risentono del linguaggio retorico dell’epoca, anche se a tratti lasciano emergere la sua vena giornalistica e descrittiva migliore.

Rossoš’ - 8 dicembre 1942Durante la permanenza in Russia Marcello mostra una bravura indiscutibile anche con la macchina fotografica. Quasi trecento scatti: il viaggio in tradotta, città, panorami, girasoli, mulini a vento, la prima neve, e persone... colleghi in posa, civili al mercato o al lavoro nei khol’koz, alpini che brustolano il mais o che caricano patate, movieri imbacuccati in mezzo agli incroci, visi sorridenti, malinconici, assorti, orgogliosi... 10 

Pilati non tornerà dal Fronte Russo. Ed è un mistero come tutti quei negativi siano giunti a noi. 11 Marcello era di sicuro scrupoloso e ordinatissimo: i negativi sono sistemati dentro involucri di carta da lucido, su cui la grafia minuta – a volte decifrabile soltanto grazie a una lente d’ingrandimento – racconta la data, il luogo e il soggetto di ogni scatto.

 

La guerra finisce e i pochi prigionieri italiani sopravvissuti ai lager sovietici rientrano in Patria.

Nel 1946 il colonnello Modesto Antonio Leonardi, cognato di Pilati, viene messo in contatto con Silvio Ratti, appena tornato dalla prigionia in Russia: Ratti gli riferisce di avere rilasciato una dichiarazione accusatoria contro un altro reduce, A.T., 12 che avrebbe ucciso Marcello Pilati. Parte un’inchiesta, le indagini seguono il loro corso e nell’ottobre 1952 A.T. è sul banco degli imputati. 13 Il processo ha luogo presso il Tribunale Militare di Bologna 14 e desta un certo scalpore nella stampa dell’epoca.

 

 

Leggi due articoli del 1952

 Articolo del 22 ottobre 1952

 Articolo del 25 ottobre 1952

Fine

 

Viene chiamato a deporre anche il generale Emilio Battisti, che ha conosciuto il teste principale, Silvio Ratti,  a Suzdal’, in prigionia. 15 

Le udienze si svolgono in un clima spesso burrascoso, ma le varie deposizioni lasciano poco spazio al dubbio: dopo la cattura il caporal maggiore A.T. assume un atteggiamento di prepotenza nei confronti dei compagni; atteggiamento che, bisogna dirlo, non sembra essere indotto dai Sovietici, i quali – semplicemente – lasciano fare. Anche la colonna in cui si trova A.T., come tante altre, affronta la marcia del davai; una volta raggiunta a piedi Kalač, i prigionieri vengono caricati su convogli ferroviari. A.T. si spaccia per ufficiale medico, è arrogante e gestisce la distribuzione del pochissimo cibo compiendo abusi tali da provocare, secondo il testimone Francesco Matteucci, la morte di quarantanove dei cinquantadue prigionieri presenti nel suo vagone. 16 

Il convoglio giunge finalmente a Tula. 17  I prigionieri superstiti vengono stipati in una baracca, sede del teatro locale. Il tenente Pilati – con un alluce in cancrena – e il capitano Rosario Albanese sono fra coloro che, sfiniti o congelati, raggiungono il teatro su slitta. Si stendono a fatica presso una piccola stufa. A.T. li ingiuria... è convinto siano dei simulatori, e ordina ai due ufficiali di spostarsi.

Il capitano Albanese sistema gli occhiali e risponde: “Come posso muovermi, se non riesco a camminare?”

A.T. impugna un pezzo di legna da ardere, si scaglia contro Albanese e lo colpisce al volto. Gli occhiali si rompono, il viso del capitano sanguina. A questo punto Marcello Pilati cerca di protestare, ma A.T. infierisce anche contro di lui.

Gli altri prigionieri non reagiscono, un po’ perché le loro condizioni fisiche non lo consentono, un po’ perché A.T. fa paura a tutti. 18

Secondo la testimonianza di Ratti, Marcello Pilati non pronuncia più una parola. Rimane a terra, immobile, e muore dopo un’ora e mezza. È il 15 marzo 1943.

Il capitano Albanese si lamenta per l’intera notte, finché si spegne. 19

Durante il processo emergono dettagli ulteriori, si delineano altri episodi drammatici, a conferma del carattere violento e prevaricatore di A.T., che viene accusato anche di avere concorso alla morte di un terzo ufficiale, il tenente Renato Colombo. 20

 

Giacomo Ravenna Pietro Stellacci Trib.Mil. Bo Crimen 26.10.52

 

La sentenza finale lo condanna all’ergastolo e all’isolamento diurno e notturno per un periodo di almeno sei mesi. 21

I legali di A.T. ricorrono in appello: la misura della pena – a loro giudizio – sarebbe stata calcolata in modo erroneo e il Tribunale Supremo Militare decide di annullare la condanna. Un nuovo processo ha inizio nel marzo 1954, presso il Tribunale Militare di Torino; nel giro di pochi giorni viene emessa la sentenza che conferma la condanna all’ergastolo. 22

 

Ottobre 1952 - Tribunale Militare di Bologna. Le sorelle di Marcello Pilati durante il primo processo

 

A.T. va sotto processo per cinque volte: in ognuno dei procedimenti giudiziari si difende affermando che le accuse contro di lui sono “il frutto di una psicosi collettiva, facile a crearsi nei campi di concentramento. 23

Durante l’ultimo processo i giudici impiegano circa un’ora per convalidare – senza ulteriori possibilità di appello – la sentenza: di nuovo, la condanna è all’ergastolo. 24

Dalle informazioni sinora in mio possesso, non termina di scontare la pena: viene scarcerato il 13 settembre 1980, in regime di libertà vigilata. Quest’ultima misura di sicurezza è poi revocata il 13 gennaio 1986, restituendo ad A.T. la completa libertà.

 

E su tutto, le montagne.
Più belle, più vicine.
Bianche, ché le ha colorate la luna.
Nere, ché le ha dipinte l’ombra.
Azzurre-cupo, ché v’ha ceduto un po’ di colore il cielo
che le bacia, che le accarezza col tremolio lontano e vicino
d’un ultima stellina.
Camminare...
Salire, sempre, fin verso quel cielo.   25

 


 

Alcune fotografie di Marcello Pilati 

 

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Questo articolo ha richiesto un impegno lungo quasi tre anni.
Ringrazio di cuore alcune persone o enti per la collaborazione: il professor Guido Vettorazzo, che per primo mi ha parlato di Marcello Pilati, e il Laboratorio di Storia di Rovereto; la SAT (Società degli Alpinisti Tridentini), per avermi concesso la pubblicazione di alcuni dei negativi di Marcello Pilati, Claudio Ambrosi e in particolar modo Riccardo Decarli, per la scansione dei negativi; Pierangela Marchi, per l'aiuto preziosissimo; il dottor Antonino Faro, dell'Archivio di Stato di La Spezia; il maresciallo Francesco Trivelli, della Procura Militare di Roma, Sezione Crimini di Guerra; e lo Studio Fotografico Rensi di Trento.

Patrizia Marchesini