Dal diario del tenente medico Guido Balzani

La tragedia italiana sul Fronte Russo (1941-1943)

Presentazione e coordinamento di Pier Luigi Bertinaria

Fotografie, documenti, testimonianze raccolte da Bruno Ghigi

Bruno Ghigi Editore, Rimini, 1997

 

Tre Gennaio [1942, n.d.r.]

[...] Un tenente del Tribunale Militare di Stalino mi racconta la lezione che un unteroffizier della gendarmeria tedesca ha dato a un nostro carabiniere che andava a chiedere consigli col ragazzo minorenne incolpato del furto di una scatoletta. La lezione pratica ha avuto luogo nel cortile. Con una palla di pistola nella nuca del ragazzo. [...]

 

Sette Gennaio

Momento critico. Duecentoquaranta ricoverati in questa scuola che avevamo attrezzata per cento posti letto. L'autocarro guasto, le tubature dell'acqua scoppiate dal gelo, il termosifone spento per mancanza di carbone. Il capitano, ormai felice nell'assicurazione del rimpatrio, prepara con cura le sue cassette d'ordinanza e fa lunghi sonni ristoratori. Come Atlante dal volto dolente sotto il peso del mondo che regge sulle spalle, mi dibatto fra circolari e fonogrammi, fra soldati e colleghi e operai russi. Gira la ruota continua degli ammalati e dei feriti; sudo sette camicie a venti sotto zero. [...]

Il capitano mi chiama. Con voce belante di capretto insiste perché non mi scordi di inoltrare alla Direzione di Sanità al più presto possibile la pratica riguardante la sua nomina a Cavaliere della Corona d'Italia.

 

Undici Gennaio

È ricoverato nel Reparto Chirurgico la Camicia Nera Ricci Filippo di Forlì, ferito da pallottola al braccio destro. Temo che A. dovrà amputargli il braccio. [...]

 

Ventinove Gennaio

[...] Stamani i soldati erano riluttanti a uscire nella tormenta per il carbone e la spesa viveri. Tutti avevano la tosse e le doglie. Con lampo di genio ho fatto distribuire le caciulle, i guanti di pelo, le uose valdostane prelevate dalla sussistenza alcuni giorni fa e ammassate in magazzino. Sono saliti ridendo e gridando sulle slitte, mascherati con questi indumenti, e si sono allontanati nella tempesta di neve. Felicità a pochi soldi.

Cesso di scrivere. Ho sonno. Sono le ventidue e trenta. Mi tolgo le scarpe, la giacca e il colletto della camicia grigioverde. Cercherò di dormire un sonno che voglio sperare tranquillo fra le coperte romene. Mia madre a quest'ora con l'aiuto degli occhiali leggerà i fasti del Corpo Italiano di Spedizione in Russia sul Corriere della Sera.

 

Trentuno Gennaio

[...] I Tedeschi hanno sbudellato con colpi di pistola tirati a bruciapelo il grosso San Bernardo che – vecchio e cieco – abitava in un appartamento del nostro caseggiato con una vecchia e una ragazza. Cagnone mite che ti annusava le tasche per sentire cantare l'odore di qualche antica crosta di pagnotta, che non abbaiava mai e che faceva lunghi sonni disteso sulla neve morbida. Alto, enorme, debole e melancolico per i digiuni e le preoccupazioni. Lungo sulla neve, in una pozza di sangue, rosso come quello di un uomo, nell'occhio aperto rispecchiava i pali telegrafici e le nubi del cielo. La donna e la ragazza dalle scarpe rotte piangevano.