Da Prigionia: c'ero anch'io, Vol. 1°

Giulio Bedeschi, a cura di, Ugo Mursia Editore, Milano, 1990

 

Testimonianza di Giovanni Merlo – 4° Reggimento Artiglieria, Divisione Cuneense

 

Prigionia cero anchio vol. I copertinaL'Italia con il suo sole, con il suo azzurro, la sua meravigliosa natura, le sue cose, sacre come gli affetti contenuti nei cuori di ognuno di noi, era diventata un sogno impossibile e lontano; lontano come la Creazione.

Nel novembre 1946 giunse improvviso l'ordine di rimpatrio.

Si tornava a casa, per sempre... e per quanto incredibile potesse sembrare. Eravamo rimasti in pochi, la maggior parte di noi si era persa man mano per via, logorata e inghiottita dall'orrido deserto di ghiaccio.

La casa! Che cosa era accaduto, in tutto quel tempo?

Percorremmo a ritroso tutto il cammino tanto dolorosamente sofferto in quei quattro anni, con la gioia velata dal sottile veleno del dubbio tormentoso.

La Siberia, la tundra, la steppa, i campi di girasoli rinsecchiti, l'Ucraina con le sue isbe dal tetto di paglia, svanivano lentamente a oriente dietro le sferraglianti ruote del treno. [...]

Come Dio volle, giungemmo a Berlino nella zona americana. Qui, dopo una disinfestazione e una pulizia radicale, ci fu possibile sfamarci nel senso più vero della parola.

Gli Americani, generosi e cordiali, ci rimpinzarono di tante leccornie delle quali avevamo perso persino il ricordo.

Forse ci era consentito ridiventare uomini, con i nostri dolori, i nostri rimpianti, i nostri sogni, le nostre speranze.

Giungemmo in Italia, la Patria tanto sognata nei giorni bui, accolti dalla più assoluta indifferenza, dalla gente che già dimentica della guerra - finita da quasi due anni - non pensava egoisticamente che a rifarsi nel modo migliore. Solo al mio paese era rimasta viva l'attesa e la speranza; e in famiglia ritrovai l'amore, l'affetto e la gioia che finalmente scioglievano tutte le pene e i dolori sofferti.

Ma la gioia del ritorno fu sempre turbata dalla pena, pungente come un senso di colpa, dal dolore straziante delle altre famiglie meno fortunate, rimaste per sempre prive dei loro figli. In undici partimmo da Lerma (AL), il paese mio, per il Fronte Russo in quell'estate ormai lontana: uno solo – io – riuscì a superare gli orrori della guerra, della prigionia, di tutto, e a fare ritorno; per ritrovarmi in tasca, dopo tanti anni di sofferenza, di pianti, di lutto, i soldi neanche sufficienti per il barbiere, come accadde a Verona al rientro dalla Russia dove, per l'inflazione sopravvenuta, una rasatura che nel '42 costava 2 lire, ora costava 300.