Da La mia Russia – Diario di una guerra – Pensieri, ricordi, racconti della Campagna di Russia 1941-1943

Mario Veronesi, Italian University Press, Genova, 2009

 

La mia Russia copertinaUna sera, arrivati sul tardi in una stazione, chiediamo ospitalità in una casetta vicina, posta al margine della linea ferroviaria. Bussiamo, ma una voce di donna spaventata ci risponde con un secco "Niet." Da una finestra vedo una cucina, ci sono due donne e quattro bambini.

Battiamo sui vetri, chiediamo che ci aprano, ma fanno solo cenni di diniego. Corotti e Mori colpiscono la porta con il calcio dei fucili. Finalmente una delle due donne, con un bambino in braccio, ci viene ad aprire. Appena entrati gridiamo: "Italianski, karasciò:" sono le parole magiche. La sera finisce attorno alla tavola, la donna toglie dal forno una pentola fumante e ci dà una scodella di minestra calda per ciascuno: "Kushaite.", "Mangiate.", ci dice; è una minestra di cavoli, la chiamano borsch, mentre i bambini mangiano le nostre razioni di marmellata. [...]

Il mattino dopo, mentre ci prepariamo per uscire, da una stanza chiusa da una tenda esce una donna che ci porge una scodella di latte caldo. Avevo letto qualcosa, sull'ospitalità della gente russa, ma questa scodella, offerta con semplicità, riscalda anche i nostri cuori. [...]

Riprendiamo la marcia, un camion tedesco si avvicina, si sente un colpo di fucile e vediamo cadere dal cassone il corpo di un fante italiano che resta immobile sulla pista. Guardiamo impietriti il mezzo che ci sorpassa. Dentro, il soldato che ha sparato, impassibile, sta ricaricando il fucile.

L'autocarro fa una cinquantina di metri. un altro colpo secco esplode nella steppa: Corotti con il suo fucile a cannocchiale ha sparato mirando alla cabina di guida. L'autista, colpito, si accascia sul volante, il camion sbanda e precipita giù nella scarpata adiacente la carreggiata. Spariamo all'impazzata sul mezzo rovesciato, Medaglia e Cavalieri lanciano bombe a mano.

Saranno passati due, forse tre minuti che sembrano un'eternità... ci guardiamo in faccia, nessuno parla. Riprendiamo la nostra strada nel vento della steppa, che solleva un nevischio gelido e sferzante.