Da Fronte Russo: c'ero anch'io - Vol. I, a cura di Giulio Bedeschi, Mursia Editore, Milano, 1983

Testimonianza del caporale Hermes Stringo - 173ª Compagnia Cannoni Controcarro - 3º Reggimento Bersaglieri

 

Da Ivanovka a Krasnyi Luch, da Krasnyi Luch a Vorošilovgrad, da Vorošilovgrad a Millerovo, da Millerovo al Don. Truppe italiane per un totale di dieci Divisioni sono ora in terra russa. Ci avviciniamo al Don. Siamo curiosi di vederlo, questo fiume. Molti fra noi hanno letto o sentito parlare di Šolochov. Nelle lunghe marce di avvicinamento, sugli autocarri, cantiamo. Sono venuti a rinsanguare le nostre file nuovi complementi. Uno di questi, Peretti, è di Bardolino, e porta gli occhiali.

Ci insegna una triste canzone in voga in Italia, Giarabub.

Noi preferiamo Lili Marlene e la Katiuscia, e le insegnamo ai complementi che le imparano subito, sorpresi che noi si canti ancora. A questi complementi, tra cui quattro uomini che ci potrebbero essere padri per l'età, insegnamo tutto quello che possiamo: oltre alle canzoni, insegnamo loro la guerra A loro chiediamo notizie dell'Italia. Sembra che le cose non siano più così facili. A Peretti tutti vengono a chiedere notizie, da tutte le parti. Per il fatto di essere di Bardolino, Peretti è una celebrità. Studente arguto, bonario, risponde a tutti.

"Sì, la Maria sta bene, e anche sua sorella" risponde.

"Chi? La Francesca, quella che abita vicino al farmacista? Ah, benissimo; deve essere innamorata di un bersagliere in Russia" risponde, sornione.

"La Carla? Quella che ha due sorelle, la Franca e la Lucia? Fioi, se le cognosso! Belle, sono, belle sono tutte e tre; un amore, sono... fortunato chi le cata."

"E Rita, la fiola de Toni? Che ben che la sta anche lei. Bene, con tutta la famiglia" mente Peretti, impassibile.

"E la Iva? Quale Iva? Ah, quella che sta nella casetta fuori del paese per andare a Caprino? Te la cognossi? Sì, sei proprio fortunato, l'ho vista il giorno prima della partenza, in paese, sulla piazza, con sò mamma; sempre più bela, la xe, la sta come un fiore."

Peretti, poi, finito l'assedio, scoppia a ridere. "Ma cosa vogliono, che conosca tutto il paese, e tutte le loro morose, io? Non sono il procaccia del paese, io. Studiavo a Verona" spiega "tutta la settimana. Tornavo in paese alla domenica, ma andavo a casa della mia ragazza a..." e nomina un paese del Garda.

"A Bardolino conosco sì due o tre ragazze, quelle che studiavano con me a Verona, ma per il resto non conosco nessuno.", confida nel suo veronese pulito e simpatico. "Ma come si fa a dire di no, che non conosco la loro morosa a 'sti poari fioi che vien qua da mì con la speranza nei oci?", domanda a noi allargando le braccia, per rendere la sua domanda più comprensibile.

"Varda, varda come i va via contenti e come i ride, 'sti poareti, come se i andasse in licenza.", conclude ridendo sotto le sue lenti senza montatura, che spesso pulisce alitandoci sopra con cura.

Noi non abbiamo da chiedergli notizie di ragazze e, se le avessimo, ci giurerebbe che quelle ragazze veramente le conosce.

Ci dice che in Italia c'è fame, almeno nelle città, che bombardano le grandi città e in genere il popolo è preoccupato per la durata della guerra che era da tutti ritenuta breve. Che la speranza di vittoria la va a ramengo e che l'intervento dell' America preoccupa tutti.

Peretti cadde nell'assalto finale a Serafimovič, il 22 agosto 1942, colpito da una raffica...

Nota di Maurizio Comunello:

Il bersagliere Igino Peretti, citato nella lettura, era nato a Bardolino (VR) il 9 agosto 1917. Morì il 2 agosto 1942 (una settimana prima di compiere 25 anni) e non il 22, come erroneamente riportato da Hermes Stringo. Sepolto nel cimitero militare campale italiano di Verhne Fomihinskij, i suoi resti furono esumati e riportati in Italia nel 1991.