Da Fronte Russo: c'ero anch'io - Volume I, Giulio Bedeschi, a cura di, Ugo Mursia Editore, Milano, 1983

Testimonianza del caporale Hermes Stringo, 173ª Compagnia Cannoni Controcarro, 3° Reggimento Bersaglieri

 

Fronte russo cero anchio vol 1 copertinaSi va delineando una specie di linea a capisaldi. Forse, causa l'inverno e la neve, non andremo più avanti, ci fermeremo.

Anche nel nord, si dice, a Mosca, i Tedeschi sono fermi. Tutto il fronte sembra cercare un punto per passare l'inverno. Occupiamo altri paesi, ci spingiamo ancora avanti. [...] Ora non abbiamo più le mantelline, abbiamo cappotti, guanti di lana, calze di lana, passamontagna e scarpe alpine. Il freddo è sempre più insopportabile, le scarpe alpine trattengono la neve fra i chiodi e tengono freddi i piedi.

Distribuiscono il grasso anti-congelante, ma non c'è mai il tempo per togliersi le scarpe e frizionarci con quel grasso giallo e odoroso di canfora che portiamo inutilmente appresso. Alle quattro del pomeriggio è già buio, le notti sono tremendamente lunghe e tormentose anche per la guardia.

Un'ora di guardia e due di riposo, nemmeno il tempo di addormentarsi e devi già alzarti. Stringi le giberne, calzi l'elmetto, imbracci il moschetto ed eccoti pronto, ancora impastoiato dal sonno, con gli occhi che vorrebbero chiudersi e dormire.

Arriviamo così a Stanzia Rassipnaja, un paesotto agricolo nel centro minerario del Donbass, fugando i Russi. Il giorno dopo occupiamo Rassipnaja-paese (Stanzia, in russo, significa stazione), che è a quattro chilometri da Stanzia, dopo una breve scaramuccia.

Ci incontriamo con dei fanti tedeschi che marciavano alla nostra sinistra. In una casa, vicino alle scuole, trovano un borghese che comunica via radio con le truppe russe. Bisogna fucilarlo. Subito. È un esempio, si dice.

Mi rifiuto, mi ripugna, mi allontano. I soliti volontari con una scarica breve, vicino alla porta della scuola, sopra dei gradini già uguagliati dalla neve, praticano la giustizia.

Si procede ancora, oltre le balke di Rassipnaja, verso Strikovo [...]. [...]

Dopo aver subito parecchi attacchi russi e averli respinti con le nostre deboli forze su posizioni precarie, con il paese metà occupato da noi e metà dai Russi, con continui colpi di mano nostri e russi per poterne prendere possesso totale poiché tale forma di coabitazione era insostenibile, per entrambi, ci giunge l'ordine di ripiegare su Stanzia alla chetichella.

Siamo in dicembre, la neve è parte integrante dei nostri progetti e dei nostri timori.

Il termometro scende rapidamente. I Russi ci insegnano a misurare la temperatura dal rumore che produce la neve quando la schiacci con la scarpa.

"Colodno." (freddo, in cirillico холодный, n.d.r.), ci dicono i civili, e questa è come un'interiezione a tutti i loro discorsi.