Da Porta la vacca al toro, Vittore Querèl, Trevi Editore Roma, 1973

 

Dopo la sfilata del 3 luglio [1941, n.d.r.] [...] le truppe si erano ammassate con un ordine e una perfetta tecnica – frutto di prove durate quindici giorni – sotto il podio, per ascoltare la voce del Duce. Mussolini pronunciò poche parole:

"Ufficiali, sottufficiali, caporali e soldati della Divisione Torino. Voi avrete l'onore di andare a combattere contro i bolscevichi. Sono sicuro che sarete degni della città che vi dà il nome e che è stata la culla del Risorgimento italiano."

La truppa aveva ascoltato sull'attenti, ferma nel presentat'arm. Mentre si sperdevano nell'aria le secche voci dei comandi di pied'arm a riposo, i giovani ufficiali e i soldati si scambiarono qualche commento.

Sottovoce, quelli che ci credevano (specialmente fra i sottotenenti) dissero che quelle parole andavano al cuore. I più scettici mormorarono: "Rettorica."

Il soldato Cencetti commentò: "Meno male che è stato corto. Trenta parole, due per ogni giorno di prova." [...]

Da Civitavecchia partirono alcuni reparti dell'81º, altri da Roma. Dalla Cecchignola – dove era acquartierato il reggimento –  l'82º raggiunse con autocarri e a piedi la stazione Tiburtina. [...] Il trasferimento del C.S.I.R. dall'Italia alla zona di Maramaros Sziget, Felsoviso, Leordina e Borsa, alla frontiera orientale dell'Ungheria, si svolse in venticinque giorni. Le ferrovie si fecero onore, anche se non sempre i soldati apprezzarono il fatto di dover viaggiare per lunghi giorni sulle panchine di legno, in mezzo a montagne di zaini, di cassette di fucili.

Però c'era allegria nei convogli. In certi momenti quel trasferimento di truppe aveva l'aria di una gita turistica. La gente, non solo in Italia, faceva festa ai soldati. [...]

Lungo le ferrovie, ai passaggi a livello, alle stazioni, dalle case e dai casolari fiancheggianti i binari, c'era sempre gente a sbracciarsi, a gridare, a sventolare bandiere e fazzoletti. I soldati sentirono, allora, il Paese attorno a loro. [...]

In ogni stazione dove i treni si fermavano c'erano donne in divisa con pacchi, con fiaschetti di vino, con doni, con frutta, con bandierine, con medagliette. Quei regali furono preziosi ai fanti per far sorridere le fraulein che, al di là dal confine, si erano sostiuite alle crocerossine italiane e alle donne dei fasci femminili per salutare gli alleati.

"Altra amministrazione.", dicevano i soldati "Queste stangone portano solo birra. Finito er vino italiano." [...]

Per molte settimane i discorsi dei soldati che erano passati per le stazioni di Innsbruck, di Worge e di Rosenheim avevano come argomento le ragazze in costume da bagno, che erano venute dal vicino lago di Chiems a salutarli in bicicletta.

Pezzi di figliole da non finire mai, dicevano i Romani. Con cosce enormi, con capelli biondissimi, occhi azzurro intenso. I piccoli Siciliani, aggregati al III Battaglione dell'82º, masticavano saliva pensando a quelle ragazze. E si rallegravano anche a distanza di giorni. [...]

La più bella ragazza di tutte quelle che i fanti, gli artiglieri e i mortaisti della Torino incontrarono alle stazioni tedesche si chiamava Annie. La notarono tutti. Anche perché era alta e bruna. Un incanto. Se ne parlava molto, sui treni dell'Est. Faceva servizio alla stazione Brucke Leita. Chissà dove l'hanno portata, la guerra e la vita?

Molti soldati, anche nei momenti della guerra, si riscaldavano al ricordo del suo viso. Per mesi. Era l'ultimo ricordo di un mondo che avevano lasciato.